domenica 23 maggio 2010

Interagire è Condividere (tranne in Italia).


(Inizia la sua collaborazione a Lato B Luisella Cresto, brava ed indipendente graphic designer torinese ed a sua volta blogger. Come sempre, questo diario digitale professionale di AdvExpress.it è spazio per opinioni che nascono non solo dalle sedi classiche: vuole offrire palco anche a chi non vive nelle capitali della pubblicità nazionale o nei principali centri di produzione.)


Condividere. Un atto di fede e fiducia: ci associamo ad un’idea, rendiamo partecipi gli altri, scambiamo con loro informazioni. E' interessante consultare wikipedia a riguardo e veder comparire tra le prime voci generate le parole SOCIAL MEDIA. Pare essere una relazione diventata importante.

Le mie riflessioni partono da questo fenomeno e sono una serie di domande sull’interazione, sul perchè decidiamo di condividere e QUALE sia l’OGGETTO condiviso: come molti ho un “passaporto digitale” piuttosto ingombrante. Sono di natura curiosa e questo mi spinge a voler provare un po’ tutto. Finisco quindi per avere un profilo su Facebook, Twitter o LinkedIn. Insomma, è facile capire cosa mi piace, quale musica ascolto, dove vado e quali sono i miei interessi.
Sono un caso esemplare. Eppure, da un pò di tempo, qualcosa tra i fili di queste connessioni ha iniziato a tendersi nervosamente. Perchè? Colpa del pudore. Un po’ demodè, ma sincero, è quel sentimento che rende immobili di fronte alle affermazioni (lo “stato” di Facebok) delle persone con le quali sei connesso. A volte imbarazzanti e intime, a volte goffe e rabbiose. Altre razziste. La maggior parte delle volte noiose.

Pensateci: siete in fila alla Posta ed un vostro conoscente (al pari di un “amico” di facebook con cui avete scambiato tre parole in tutta la vostra esistenza) proclama le sue pene d’amore. A voce alta. Magari facendo a pezzi la foto dell’ex. Di fronte a tutti. Non sarebbe quanto mai bizzarro?
Su FB accade continuamente. I filtri sono saltati ed è partito a vele spiegate l’orgoglio di appartenere a questo o a quel gruppo. Davvero il nostro profilo di FB ci definisce in quanto persone?
Certo, ci sono vari usi e molto diversi. Diciamo che questi pensieri riguardano l’uso “privato” e ludico. Anche gli utenti più attenti, capita ai migliori, possono svaccare per un risultato dell’Inter.
Perchè è tutto sul piano personale. è “mi piace” o “non mi piace”. Difficile non svaccare.

Mi chiedo: siamo davvero consapevoli di ciò che condividiamo? (http://mattmckeon.com/facebook-privacy/)

La risposta è no. Perchè basta cambiare il contenuto di ciò che decidiamo di pubblicare, e tutto si ribalta.
Riporto la mia esperienza come blogger: ho scritto x ottenere aiuto su i più disparati argomenti (implementare il mio blog con un’altra piattaforma, cercare di imparare php e html, iniziarmi al piacere della serigrafia, rendere grazie per una nuova font). In tutti questi casi, ho constatato quanto sia facile scrivere ed ottenere infomazioni.

Ovunque, tranne in Italia.
Attenzione: non sto parlando del classico pulsante “SHARE” con il quale immediatamente possiamo condividere il video che ci fa ridere su FB, parlo di contenuti diversi. (http://www.nytimes.com/2010/02/09/science/09tier.html)
Ogni persona contattata ha condiviso, dedicando del tempo e cura alla risposta, delle competenze ed una parte della sua cultura per aiutarmi a dissipare dubbi.

Nessun italiano a cui abbia scritto ha deciso di rispondere. Perchè? La risposta non è così facile. Ed io non ce l’ho. Posso supporre però che sia un fatto culturale, di buona educazione e di educazione digitale.
Diciamo la verità: è pressochè un luogo comune, vero, ma in Italia chi “sa” vuole conservare questa posizione di potere più a lungo possibile. Perchè di fatto il possesso (conoscenza, relazioni, cultura) genera potere. In questo senso ciò che accade nella vita reale, fisica, di tutti i giorni viene esasperato e si riflette, centuplicato, in rete. Abbiamo quindi due diverse realtà (condivisione sfrenata e il muro di gomma) che convivono, si intrecciano e si scontrano continuamente. Personalmente continuo a domandarmi il perchè ogni volta che sul muro di gomma vado a sbatterci ma non è l’unico punto interrogativo che mi pongo.

Occorre sforzarsi a “lasciare andare” le informazioni, renderle fluide, poichè ormai non appartengono più al singolo, all’autore.
Prima comprenderemo questa realtà, prima saremo pronti ad utilizzare questi strumenti (i social ne rappresentano una parte cospicua ma non l’intera torta) in un modo consapevole e maturo.

Mi chiedo: cosa ci serve per essere pronti? (http://ideasproject.com/content.webui?id=4415)

Luisella Cresto

1 commento:

paolopugni ha detto...

Interessante riflessione, e difficile trovare una risposta. Perché intreccia personale e psicologico in una profondità dove spesso lo sguardo abbuia e sfuoca. Dei due temi posso solo balbettare che:
1) Fb ha fatto saltare sicuramente le pareti che ci difendono, e lo ha fatto da dentro, come un cavallo di Troia che deve alla sua virtualità la sua forza. Quali le conseguenze? Non lo so. So solo che le pagheremo di persona.
2) a disposizione per ogni aiuto. Condivido l'affermazione che in Italia sapere è considerato potere. E non sono d'accordo con chi lo crede.
Grazie
Paolo