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venerdì 10 ottobre 2008

Condé Nast investe e innova. Chiusura 2008 a +6-8%

Presentata nel corso della tappa milanese del roadshow organizzato dalla casa editrice la ricerca 'Dall'engagement al percorso d'acquisto', da cui emerge che i femminili Condé Nast sono primi nell'indurre le lettrici all'acquisto. Romano Ruosi , direttore generale testate consumer: "Bisogna lanciare un segnale positivo, noi continuiamo ad investire sui nostri prodotti".

"In un momento difficile come questo, è importante che le grandi strutture lancino un segnale positivo: proprio per questo Condé Nast continua ad investire e a innovare, non solo sui prodotti, ma anche sul versante della ricerca. Ads e Audipress non sono più sufficienti, servono nuovi strumenti": con queste parole Romano Ruosi, direttore generale testate consumer di Condé Nast, ha spiegato ad ADVexpress la strategia che la casa editrice sta seguendo per fronteggiare questo periodo.

Niente riduzione degli investimenti per Condé Nast dunque che, anzi, proprio oggi ha fatto tappa a Milano per presentare agli investitori una nuova ricerca, 'Dall'engagement al percorso d'acquisto', commissionata a People, con il coordinamento di deepblu, e utile a valutare l'efficacia della pubblicità nei periodici femminili. "Negli ultimi quattro anni per conto della nostra casa editrice sono state effettuate tre importanti ricerche – ha esordito Ruosi - . Dopo aver dimostrato nel 2006, con 'The power of engagement', l'importanza della relazione con il lettorato, quest'anno con questa ricerca facciamo un passo in più, indagando come il rapporto tra lettrici e testate possa stimolare l'acquisto dei brand pubblicizzati".

Ad illustrare in sintesi i risultati della ricerca è stato Enrico Torboli, direttore marketing director consumer magazines Condé Nast. "Dagli studi effettuati sulle lettrici abituali emerge innanzitutto il posizionamento distintivo delle testate Condé Nast – ha spiegato Torboli - In particolare Vanity Fair è riconosciuto come 'social currency', ovvero è un punto di riferimento per le lettrici; Glamour si posiziona come 'personal shopper', cioè si pone come rivista in grado di accompagnare le lettrici fino agli scaffali della grande distribuzione, guidandole negli acquisti, e Vogue è invece ritenuto 'icona di stile'.

"Considerando insieme ascendente della testata (che fa riferimento ai valori che la rivista trasferisce, anche alla pubblicità che ospita) e stimolo all'acquisto, in termini di atteggiamenti delle lettrici verso la propria testata di riferimento, si vede come i tre femminili Condé Nast ottengano ottimi risultati su ambedue i parametri", ha continuato il direttore marketing.

Molto interessante ciò che emerge in merito alla misurazione dei comportamenti d'acquisto effettivi da parte delle lettrici, ovvero in merito alla vera e propria efficacia dell'investimento pubblicitario. "Per quanto riguarda i settimanali - ha affermato Torboli - se in media sono il 22,4% le lettrici che dichiarano di utilizzare le riviste per l'acquisto, Vanity Fair registra un valore superiore alla media del 38%, attestandosi al 31%. Passando ai mensili, sullo stesso parametro, rispetto a una media del 33,8%, Glamour registra un 39% (+15%) e Vogue un 37,5% (+11%)".

Dal confronto con le testate concorrenti, emerge dunque chiaramente che le riviste Condé Nast sono alle prime posizioni per capacità di attivare il cosiddetto 'percorso d'acquisto'. Tra i settimanali, al secondo e al terzo posto si posizionano rispettivamente A-Anna e Io Donna; mentre tra i mensili, Vogue e Glamour sono seguiti da Flair.

A margine della presentazione, ADVexpress ha fatto il punto con Romano Ruosi direttore generale testate consumer di Condé Nast, sull'andamento della casa editrice. "Anche se il dato quantitativo resta basilare – ha dichiarato Ruosi – oggi è importante dimostrare ai potenziali investitori di essere in grado di 'ingaggiare' i lettori. In un momento in cui il mercato, a causa della crisi, deve necessariamente selezionare e massimizzare il Roi, è importante proporre dei prodotti il più possibile validi. Proprio per questo noi investiamo costantemente nella ricerca, monitorando i lettori, e rinnovando il più possibile le nostre testate".

"Il fatto di avere dei prodotti validi alle spalle ci rende sereni – ha continuato il direttore generale – Anche se per novembre e dicembre si prevede un rallentamento, Condé Nast chiuderà il 2008 con un +6-8% sul 2007".

La performance più brillante quest'anno? "Sicuramente quella de L'Uomo Vogue, che registrerà un +20% – ha spiegato Ruosi - Inoltre, il mensile è stato media partner del Salone dell'Automobile di Parigi, ha avviato un'importante operazione con i magazzini Barneys di New York e proprio questa sera sarà protagonista di un evento alla Rinascente di Milano per l'inaugurazione di un piano interamente dedicato all'uomo".

Ma anche le altre testate continuano a crescere. "A parte Traveller, che risente un po' di più di questo momento difficile – ha dichiarato Ruosi ad ADVexpress – GQ, nel numero di novembre, in controtendenza con il mercato, avrà un +80% di investimenti nel settore automotive, ospiterà delle pagine pubblicitarie speciali dedicate alla nuova Alfa Mito e chiuderà l'anno con una crescita maggiore del 5%; per Vanity Fair invece prevediamo una chiusura 2008 in crescita a due cifre sul 2007".

Non resta dunque che aspettare l'ultimo nato in casa Condé Nast, il maschile Wired, il cui debutto è programmato alla fine di febbraio.

Per posizionarsi al meglio sul mercato, Condé Nast ha anche operato una riorganizzazione della struttura dei publisher. "Sono stati creati tre group publisher – ha affermato Ruosi – Luca Librenti, che si occuperà della gestione di Vanity e Glamour; Alexandra Parolini, responsabile, con l'associate publisher Ivana Nenna, per GQ e Wired e Guido Ruccio, che curerà invece AD e Traveller. Roberta Gamba e Marina Lemessi continueranno a ricoprire il ruolo di publisher rispettivamente per L'Uomo Vogue e Vogue".

Serena Piazzi

tratto da advexpress.it


giovedì 10 luglio 2008

43 anni 'in bellezza' per Vogue Italia. Raccolta a +6,5% nel 2008

La capacità del re dei mensili di moda di cogliere le tendenze del momento lo premia sia in termini di diffusione (+2% dall'ultima rilevazione Ads) che di raccolta (+10,3% nel triennio 2006-2008). Internazionalità, innovazione e rapporto continuativo con i clienti i tre punti di forza della testata Condé Nast , in edicola con un numero dedicato alle modelle di colore.

Tra le persone soddisfatte per la vittoria di Obama sulla rivale Hillary c'è anche Franca Sozzani (nella foto a sx), direttore di Vogue Italia. Perchè? La politica non c'entra."Vista la decisione di realizzare un numero speciale a luglio interamente dedicato alle modelle di colore, il fatto che la sfida negli Usa sia stata vinta da Obama non può che essere una fortunata coincidenza per noi", ha spiegato oggi il direttore, intervenuto nell'incontro svoltosi alla sede milanese di Condé Nast per fare il punto sull'andamento della celebre testata di moda.

Una rivista che ha 43 anni ma non li dimostra, come ha messo in luce la publisher Marina Lemessi. "Vogue Italia è stata fondata nel '65 e continua ad avere successo ancora oggi grazie alla sua straordinaria capacità di cogliere il mood del momento e di anticipare le nuove tendenze, non solo del settore moda", ha affermato Lemessi.

Dopo il numero del luglio 2005 dedicato alla chirurgia estetica e quello del 2007 in cui un intero servizio parlava di reabilitation, nell'estate 2008 Vogue Italia intende riportare l'attenzione sulle modelle e sulle donne di colore, nella moda ma anche nell'arte e nello spettacolo. "Questo numero sta avendo una forte risonanza internazionale – ha sottolineato la publisher - Ne hanno già parlato il New York Times, The Independent, The Guardian, oltre ad alcune emittenti televisive".

"L'idea di questo numero speciale nasce dalla volontà di offrire un tribute alla bellezza di colore – ha aggiunto Franca Sozzani – Oggi, anche in passerella, si assiste ad un appiattimento totale dell'immagine. Le modelle sono bellissime ma spesso quasi indistinguibili l'una dall'altra, senza contare che vi è l'idea che le modelle di colore facciano vendere meno. Era nostra intenzione dunque portare l'attenzione sul tema, sfatando questo tabù 'estetico'. E poi certo, c'è il caso Obama: se l'America è pronta per avere un Presidente nero, perchè non rivalutare le modelle nere in passerella? Tutti affermano che Vogue non è una testata di servizio: non è vero, è solo che offriamo ai nostri lettori un altro tipo di servizio".

Anche in questo caso, dunque, Vogue Italia si conferma una testata attenta all'attualità. Una qualità che premia, almeno a giudicare dai risultati, sui quali si sono soffermati Marina Lemessi e Enrico Torboli, marketing director consumer magazines Condé Nast.

"La raccolta nel 2006 è stata di oltre 24 milioni di euro e ha superato i 26 milioni nel 2007, con una crescita dell'8% - ha dichiarato la publisher – Ora siamo in linea con il primo semestre e ci aspettiamo di chiudere l'anno a +6,5%. Nel triennio 2006-2008, complessivamente la raccolta è cresciuta del 10,3%".

"Anche in termini di diffusione e di readership la testata gode di ottima salute - ha rimarcato Torboli – Dall'ultima rilevazione Ads, emerge che la diffusione si attesta sulle 105.000 copie, a +2%. In particolare, gli abbonamenti sono cresciuti del 5%, a testimonianza del fatto che la rivista continua ad avere grande capacità di fidelizzare i lettori. Importante anche considerare che Vogue Italia è, tra le testate italiane, quella più diffusa all'estero. Circa 1/3 della sua diffusione è data proprio dai canali internazionali".

"Per quanto riguarda la readership – ha continuato Torboli- Vogue Italia può contare su un parco di 515/516.000 lettori. Tra questi, crescono del 36% le cosiddette Donne Doppio Ruolo, ovvero le lettrici comprese tra i 18 e i 34 anni, con un alto tasso di scolarità, attive, attente alla moda e ai fenomeni di consumo, con una professione autonoma. Insomma, nonostante il giornale sia sul mercato da 43 anni, continua ad 'ingaggiare' nuovi lettori, appartenenti alle fasce più appetibili del mercato".

Internazionalità, innovazione e un rapporto consolidato con i propri clienti: sono questi i punti di forza di Vogue Italia, su cui spesso investono aziende che mirano a riaffermare la propria immagine e a rendere protagonista il proprio brand. "La rivista mantiene uno stretto contatto con il cliente -ha spiegato Lemessi – l'80% degli investitori è del settore moda, ma è bene ricordare che anche aziende come Samsung, Nokia e Peroni hanno pianificato sulla testata. In quest'ultimo numero poi, sono visibili due progetti curati da Luxottica e da Pinko. Quest'ultima ha presentato, riunite, le ultime campagne che hanno per protagonista Naomi Campbell, mentre Luxottica ha realizzato una specie di composit con sei nuove ragazze di colore".

Ma c'è un altra caratteristica che rende unico Vogue Italia. "Questa rivista è una vera e propria 'fabbrica di talenti' – ha commentato Romano Ruosi (nella foto a sx), d.g. periodici consumer del gruppo – Ad esempio, spesso siamo proprio noi a scovare e a far crescere alcuni fotografi che riteniamo particolarmente meritevoli. E' uno dei nostri modi per mantenere alto il livello qualitativo del prodotto".

Del resto, si sa, la qualità è un po' il fil rouge di tutte le testate Condé Nast. "In un mercato come quello odierno – ha commentato Ruosi – occorre offrire il meglio per convincere e noi puntiamo proprio a salvaguardare la qualità dei nostri prodotti editoriali, sotto tutti i punti di vista".

E il mercato sembra apprezzare, dal momento che ha permesso a Condé Nast, nonostante il rallentamento generale a maggio e giugno, di chiudere il semestre con una raccolta a +11,5%, un risultato persino superiore alle previsioni di inizio anno.

Serena Piazzi

tratto da advexpress.it